Storia Shotokan Karate Pregassona 2018-05-02T13:35:55+00:00

Lo Shotokan Karate Pregassona è stato fondato nel settembre 2002, nato dalle ceneri del Karate Club Pregassona, sciolto nel 1998. Per 4 anni gli atleti rimasti si sono allenati sotto la guida del Maestro Morniroli, attuale Maestro ancora alla guida.
Dopo diversi anni di militanza nella FKSI, nel 2010 si decide di cambiare stile e di associarsi con l’amico Mauro Richina cintura nera 6° dan, alla SKV/SSKO. In questi due anni passati con loro, oltre alla grande competenza, si è istaurato un grande rapporto di amicizia. Ma le origini sono difficili da dimenticare, per tale motivo, si decide di ritornare allo stile originale praticato da sempre a Pregassona. Lo Shotokan.

A fine 2012 si entra in FESIK, Federazione italiana i cui Maestri sono riconosciuti tra i più bravi in Europa. Dopo alla scissione interna in questa organizzazione, si decide di uscire, rimanendo fuori da Federazioni.

Si decide di partecipare a manifestazioni e stage organizzati dai Maestri nei quali identifichiamo il nostro Karate. Tra i quali spiccano il Maestro Varone 7°dan, i Maestri di JKA Francia con a capo il Maestro Lautier 7°dan e Sawada 7°dan JKA Belgio. A Natale 2014 partecipiamo ad uno stage intensivo (Gasshuku) a La Roche sur Yonne (F), dove oltre ai due Maestri JKA citati, vi sono due Maestri di vertice della JKA Hombu Dojo, il Maestro Naka 8°dan e il Maestro Okuma 7°dan.

Grazie all’amicizia che ci lega a Maestri presenti nella nostra regione, le cui qualità sono ampiamente riconosciute, si decide di organizzare eventi con la loro collaborazione, tra i quali spicca l’amico Luca Luraschi, cintura nera 5°dan, oltre ad essere un grande amico è anche una persona competente come pochi in Ticino. Nella stagione 2015/16 con la sua collaborazione viene organizzata una bella gara regionale presso il Dojo di Pregassona.

Okugi: la trasgressione

E’ mia convinzione che i maestri di Arti Marziali abbiano un compito notevole nel portare al “risveglio” gli adepti. Per tale motivo insieme ad altri amici/maestri abbiamo ritenuto importante intraprendere un “percorso” che offra a quanti lo desiderano una visione nuova e al tempo stesso antica della pratica del karatedo. Tra i tanti intontimenti che il complesso e intricato ambiente marziale/sportivo offre come: gare nazionali, internazionali, manifestazioni, stage con campioni del karate in auge, dove tutti accorrono per cogliere il “segreto” per vincere o far vincere la gara ai propri atleti: pochi, molto pochi sono quelli che si preoccupano invece di comprendere a fondo ciò che stanno “parodiando”. A mio parare non importa da dove un praticante viene, ne dove sta andando, l’importante è che capisca che per praticare il karatedo budo prima o poi dovrà “passare dallo stesso incrocio” : una intersezione dove, presto o tardi, tutti quelli che aspirano alla comprensione del karatedo dovranno obbligatoriamente transitare, pena la non completa maturazione o l’abbandono della pratica. Quasi sempre, quando qualcuno si avvicina per la prima volta al “percorso OKUGI” , sembra rimanere spaventato ma al tempo stesso incuriosito e stimolato, questo è il primo avvicinamento a qualcosa di nuovo e sconosciuto. Per un adepto del budo che pratica con serietà e devozione, non importa in quale federazione, ente o associazione sia e con quale Maestro : quando si confronta per la prima volta con questa apparente “trasgressione tecnica” , la sua prima sensazione è quella di sentirsi offeso, sembra che il suo Maestro, la scuola da cui proviene venga vilipesa, oltraggiata e messa al bando, e che la sua stessa competenza subisca un duro colpo, ma in realtà non è questo l’obiettivo del percorso Okugi, anzi. Capita così che, iniziando la lezione, con degli esercizi semplici ma fondati sul muchimi del kata che andremo di seguito a praticare, il novizio si chiede “ma cosa stiamo facendo, queste tecniche da dove provengono, che kata stiamo allenando?”, in tal modo cominciano a cadere i primi veli, tutto ha inizio da queste considerazioni. La perplessità si dissolve mano a mano che l’allenamento continua: questo è solo uno dei pensieri che con una certa prepotenza affiorano nella testa dei partecipanti e che io individuo attraverso l’espressione del loro viso, un sentimento misto tra sbigottimento e curiosità, quasi come un bambino che per la prima volta si trova davanti al giocattolo che ha sempre sognato ma che non poteva permettersi di avere. Okugi è un percorso inizia con una trasgressione , la prima è sul metodo di allenamento, la seconda la violazione più evidente è sul concetto falsato di Kime, che molti, nello scorrere degli anni si sono fatti. Le maggiori difficoltà si incontrano infatti sull’efficacia della tecnica anche per quei praticanti che hanno un passato di grandi campioni di karate e hanno raggiunto il livello di 5/6 dan. Ma cosa è veramente il percorso Okugi? A questa domanda rispondo semplicemente: Okugi è il cammino della ” disubbidienza “, la leva che sradica le false convinzioni e, qualora scegliamo di intraprendere tale strada, ci obbliga a non credere in ciò che ci hanno inculcato senza essere stati in grado di dimostrarci, in tecniche e metodi imposti da una dottrina dogmatica e senza fondamenti che ci è stata imposta come avviene nelle vecchie e obsolete accademie militari. Okugi aborra qualsiasi dottrina assiomatica e aspira a ” far comprendere” ciò che ci è stato fatto apprendere ma senza avercelo fatto sperimentare, con l’augurio che l’adepto comprenda, “apra gli occhi” (kaimoku).

Ciro Varone